L’economia vista dal ponte dell’autostrada
Guglielmo Pelliccioli | Italia
“Siamo fuori dalla recessione” ha annunciato, senza troppi sbandieramenti, Confindustria. Bene grazie, noi
però lo sapevamo già da almeno un mese: bastava contare gli autotreni che percorrono la A4 da Brescia verso
Milano. Da qualche settimana il loro numero è cresciuto considerevolmente e si mantiene assai elevato: ormai
i Tir riempiono con un’unica colonna la prima corsia come ai bei tempi! Hanno tutti targa italiana e si
muovono dal nord est puntando su Milano e il resto d’Italia. Volendo azzardare qualche ipotesi trasportano
merci semilavorate o prodotti finiti; purtroppo nessun automezzo è carico di travi o strutture prefabbricate
in cemento armato: segno che la crisi, per il settore dell’edilizia, non è ancora finita.
A riprova di questa percezione negativa c’è la quasi scomparsa dei furgoncini Iveco, che tornano nel tardo
pomeriggio da Milano verso le valli orobiche, con il loro carico umano di assonnati muratori, piastrellisti
e posatori. A Bergamo il quotidiano locale, d’accordo con gli agenti immobiliari, ogni mese presenta una
rassegna di immobili residenziali immessi sul mercato a sconto, scelti tra quelli che hanno perso più valore
negli ultimi mesi. La banche stanno ricominciando a lanciare nuovi mutui e a pubblicizzarli attraverso la
stampa e le affissioni stradali. Certo è scomparso il mitico ‘Mutuo 120 per cento’ che una banca veneta
promuoveva, con grande enfasi, due anni fa: ma è giusto così. Questi tre segnali, semplici e comprensibili
da tutti, aiutano ad avere la percezione che qualcosa si sta muovendo nell’economia del paese. Ma ve ne sono
altri se si sta attenti. Lungo il tracciato della stessa autostrada, la più importante d’Italia, tra Dalmine
ed Agrate c’è una successione quasi ininterrotta di capannoni e fabbrichette: alcune sono deserte e
abbandonate ma in molte, la stragrande maggioranza, i parcheggi esterni sono pieni di auto dei dipendenti.
Evidentemente lì dentro si lavora e si produce. C’è un’Italia insomma che non ne vuol sapere di tirar giù
il sipario e si inventa di tutto per sfangarla. Come in tempo di guerra quando mio zio, che fabbricava
pentole in alluminio, a causa della crisi economica delle famiglie si inventò gli elmetti di questo materiale,
ideali per le parate perché erano leggeri e costavano poco. Dopo il ‘45 ritornò alla sua produzione di padelle
ma, nel frattempo, aveva salvato la sua fabbrica e il posto di lavoro ai suoi operai. Ad osservare bene le
cose si ha la netta sensazione che l’economia reale viaggi per strade sue, diverse e forse divergenti, da
quelle che i ‘grandi’ stanno prefigurando o immaginando. Secondo uno studio di Manpower, che verrà presentato
oggi al Kilometro Rosso di Bergamo, tra le grandi imprese il 53,4 per cento si aspetta una crescita del giro
d’affari nel 2010, tra le medie la percentuale di ottimisti è del 37,9 per cento mentre tra le piccole siamo
al 41,5 per cento. Certo occorre prendere nota che i sindacalisti di Pomigliano sono diversi da quelli di
Treviso perché, questi ultimi, ragionano in un’ottica di sistema in accordo con l’imprenditore e, per quanto
possibile, con le pubbliche amministrazioni locali. Qui nel nord est, probabilmente, il direttore della banca
lo si incontra ancora in piazza ed è un signore che ha un nome e un cognome. Questo è il vero federalismo che
si gioca sul territorio e nelle scelte pratiche di tutti i giorni: uniti a fare squadra perché quello che va
bene all’impresa è patrimonio comune e lo si difende a tutti i costi.
Ah, ultima considerazione ‘autostradale’: con i limiti di velocità a 130 le Porsche e le Jaguar viaggiano
ormai stabilmente in seconda corsia procedendo insieme con le Fiat e le Opel. Ovviamente è una condizione
imposta dal codice della strada ma si può interpretarla anche con una valenza simbolica. Il tutto visto dall’
osservatorio privilegiato del cavalcavia sulla A4 direzione per Milano!
Case al mare: tendenza -5% per i prezzi, ma non ovunque
Milano
I prezzi delle case vacanza al mare in Italia (secondo quanto riporta il Corriereconomia attingendo dagli
uffici studi Gabetti, Tecnocasa, Ubh), segnano un calo medio del 5% annuo con tempi medi di vendita che si
allungano a 12 mesi per immobili di scarsa qualità o località con eccesso di offerta. Le transazioni sono
calte del 10% nell’ultimo anno. Tuttavia alcune località sono in controtendenza, come La Maddalena dove i
prezzi sono saliti del 12,3% o Viareggio, +10,2%, e Sanremo, +9%.
Confedilizia: dal 1° luglio le nuove modalità di registrazione dei contratti di locazione
Roma | Confedilizia
Obbligatoria l’indicazione dei dati catastali dell’immobile. Sul sito della Confedilizia la nuova modulistica.
Con l’approvazione della nuova modulistica da parte dell’Agenzia delle entrate, diventa operativo l’obbligo –
previsto, con decorrenza 1° luglio, dal decreto-legge contenente la manovra economica – di indicare i dati
catastali degli immobili nelle richieste di registrazione di contratti di locazione e affitto di beni immobili
nonché delle relative cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite. Lo segnala la Confedilizia, precisando
che in fase di attuazione del decreto l’Agenzia delle entrate ha esteso l’adempimento in questione anche ai
contratti di comodato (estensione resasi necessaria – dice il provvedimento relativo – “per motivi di
omogeneità e di razionalizzazione del sistema”). La nuova disposizione – precisa l’Organizzazione dei
proprietari di casa – impone l’indicazione dei dati catastali nelle richieste di registrazione, nulla
stabilendo con riferimento al contenuto dei contratti. Va ricordato, tuttavia, che i contratti di locazione
tipo della Confedilizia (sia a uso abitativo sia a uso diverso dall’abitativo) contengono già – in
applicazione di una specifica disposizione di legge (art. 8, terzo comma, del decreto-legge n. 333/’92,
convertito dalla legge n. 359/’92) – uno spazio in cui riportare gli estremi catastali relativi all’unità
immobiliare interessata. E analogo spazio contengono anche i contratti regolamentati (agevolato, transitorio,
per studenti universitari) allegati al decreto ministeriale 30 dicembre 2002. La nuova modulistica dell’
Agenzia delle entrate – disponibile sul sito Internet della Confedilizia (www.confedilizia.it) – consiste:
-
nella nuova versione del “Modello 69 (Richiesta di registrazione)”, nell’ambito del quale è stato
inserito il Quadro D, denominato “Dati degli immobili”, da utilizzarsi per la registrazione dei nuovi
contratti;
-
nel nuovo Modello CDC, da utilizzarsi per la comunicazione dei dati catastali in caso di cessioni,
risoluzioni e proroghe di contratti già in essere.
I nuovi modelli approvati – precisa la Confedilizia – riguardano l’adempimento “cartaceo”, presso gli uffici,
degli obblighi di registrazione. Come noto, tuttavia, per la registrazione dei contratti di locazione (nonché
delle relative cessioni, risoluzioni e proroghe) esiste anche una modalità telematica, obbligatoria per i
possessori di oltre 100 immobili e facoltativa per tutti gli altri contribuenti. In relazione a tale modalità,
l’Agenzia delle entrate ha quindi provveduto ad approvare le nuove “specifiche tecniche”, al fine di
consentire l’inserimento dei dati catastali dell’immobile anche nel programma informatico da utilizzare per
gli adempimenti di registrazione. La Confedilizia segnala inoltre che presso le proprie Associazioni
territoriali è disponibile il “Servizio di visure catastali on-line”, attraverso il quale i proprietari
interessati possono reperire tutte le informazioni catastali dell’immobile oggetto del contratto di locazione
da inserire nelle richieste di registrazione: intestatario, foglio, particella, subalterno, classamento,
rendita. Da sottolinearsi, infine, che la mancata o errata indicazione dei dati catastali nelle richieste di
registrazione è punita con una sanzione che va da un minimo del 120% a un massimo del 240% dell’imposta di
registro dovuta.
Quei costi nascosti
Mutui Non compaiono nel Taeg, ma le spese di gestione possono pesare anche 10 mila euro sul montante da
rimborsare. Come evitarle | Italia, Milano Finanza
Forse non è giusto definirli occulti, perché sono invece indicati, voce per voce anche se magari in piccolo,
nei prospetti informativi dei mutui. Ma di sicuro si tratta di costi di solito completamente ignorati al
momento della scelta del mutuo. E non solo dai pigri che si accontentano della soluzione più comoda, ma
persino dagli aspiranti mutuatari più avveduti, quelli che si informano, consultano, si aggiornano. Tutta
colpa del fascino che esercitano, giustamente, i tassi molto competitivi. Che però talvolta nascondono una
serie di spese accessorie non incluse nei vari Tan, Taeg o Isc, rispettivamente Tasso annuo nominale, Tasso
annuo effettivo globale e Indice sintetico di costo, i parametri che riassumono il costo complessivo di un
mutuo e lo rendono confrontabile con gli altri prodotti. Risultato: rischio brutte sorprese sotto il profilo
delle spese che si dovranno sostenere prima e durante la vita del finanziamento, anche 10 mila euro su un
mutuo di 130 mila euro a 25 anni tra costi di apertura e gestione della pratica. È quanto risulta da un’
indagine condotta da Milano Finanza su un campione rappresentativo delle banche operanti in Italia. Ecco
allora tutte le spese da verificare analizzando i fogli informativi reperibili in filiale o scaricabili dal
sito web delle banche.
I costi iniziali. Partendo da istruttoria e perizia dell’immobile, nel caso di un mutuo Unicredit si arrivano
a spendere anche 1.500 euro. Cui vanno poi aggiunte le spese per l’assicurazione contro incendio & scoppio
dell’immobile, obbligatoria per legge. In questo caso, il costo può variare da poche centinaia di euro
(Deutsche Bank ne fa pagare 350) ai 1.750 chiesti dal Banco Popolare per un mutuo di analoghi importo e durata.
È vero che il cliente, sulla carta, ha la possibilità di scegliere una qualsiasi compagnia per la
sottoscrizione della polizza, ma spesso la banca erogante impone una polizza propria o di una compagnia
convenzionata. Non solo: diversi istituti di credito hanno ormai adottato la politica di condizionare
l’erogazione del mutuo alla sottoscrizione di un’ulteriore polizza assicurativa (vita o multi - rischi) che
tuteli mutuatario e banca contro eventi avversi, da premorienza e grave invalidità alla perdita del lavoro,
tali da compromettere la capacità di rimborso del debito. Il costo può variare sensibilmente e, non di rado,
è calcolato in rapporto all’entità del finanziamento, con percentuali che possono oscillare tra l’1,5 e il
5% dell’erogato. Il che, per l’esempio considerato, equivale a una cifra tra 2.000 e 6.500 euro. Non tutte
le banche per fortuna applicano questi costi. Nel caso per esempio di CheBanca!, Ing Direct e Webank (le
ultime due sono banche online) i costi di perizia e istruttoria sono nulli e la banca si accolla anche le
spese per la polizza obbligatoria di incendio e scoppio. Quando il Taeg non basta. Il problema dei costi
nascosti non è facilmente aggirabile neppure facendo riferimento al Taeg che, secondo le disposizioni della
Banca d’Italia, dovrebbe indicare il costo complessivo del finanziamento, comprensivo di istruttoria,
apertura e chiusura pratica, oneri di incasso rata e spese di assicurazione anche se «imposte dal creditore
e intese ad assicurare il rimborso totale o parziale del credito». La banca non è infatti tenuta a
considerare la voce polizza vita nel calcolo del Taeg, perché si tratta di una polizza facoltativa, almeno
sulla carta. Analogamente, se la perizia è effettuata da un tecnico esterno alla banca, in molti casi la sua
parcella non è inclusa nell’indicatore sintetico di costo. Stesso ragionamento per la polizza incendio &
scoppio: «Dato che il mutuatario non è obbligato, formalmente, a sottoscriverla con la banca erogante, le
spese inerenti possono essere escluse dal calcolo del Taeg», spiega Roberto Anedda, vicepresidente del broker
MutuiOnline. «È ovviamente un’assurdità». Vanno poi considerate le commissioni di incasso rata: nella maggior
parte dei casi sono nulle, ma nel caso del Banco Popolare possono costare fino a 5,75 euro al mese se il
pagamento avviene per cassa anziché con addebito automatico, il che vuol dire 1.725 euro nell’arco di 25 anni.
In altri casi, per esempio Barclays, alle spese di incasso rata sono state sostituite dalle «spese di gestione
pratica», pari a 5 euro al mese, che in 25 anni diventano 1.500 euro (costi compresi nel Taeg insieme alle
spese di perfezionamento pratica e a quelle per l’intervento del procuratore, in sede di stipula, pari a 110
euro).
Tra le spese vanno ricordate poi quelle di comunicazione: tra certificazione interessi, rendiconto e
comunicazioni varie si spendono fino a 15,5 euro all’anno. Tra gli oneri connessi alla gestione della pratica,
rimangono invece da considerare i costi legati alla rinnovazione dell’ipoteca: l’iscrizione della garanzia,
infatti, mantiene i propri effetti per un periodo di 20 anni, trascorsi i quali l’ipoteca si prescrive. Se il
mutuo ha una durata maggiore, come nel caso considerato, la banca ha la facoltà di rinnovare l’ipoteca,
scaricando sul mutuatario le relative spese amministrative, che variano da zero (CheBanca!, Ing Direct) ai
258,23 (più spese notarili) chiesti da Barclays. Ma a questo proposito il Consiglio Nazionale del Notariato
fa sapere che «i costi notarili non esistono per la rinnovazione, perché se ne occupa direttamente la banca».
Occhio all’ipoteca. Ma l’ipoteca può incidere sulle spese complessive anche in modo indiretto. «La parcella
del notaio viene calcolata in funzione di una serie di parametri. Uno di questi è proprio il valore dell’
ipoteca iscritta a garanzia dell’immobile», ricorda Anedda. Anche su questo fronte, si possono riscontrare
delle disparità: se circa metà degli istituti di credito analizzati chiede un’ipoteca pari al 150% dell’
importo finanziato, l’altra metà pretende una garanzia del 200%. Una differenza che, alla fine, si traduce
anche in un maggior esborso: «nel caso in questione, secondo le tariffe previste dal Ministero della
Giustizia, può incidere al massimo per 150-200 euro», fa sapere il Consiglio Nazionale del Notariato, «ma
spesso lo stesso notaio tende ad annullare questa differenza». Restano, poi, le spese per eventuali accolli,
(si paga fino a 361 euro), e i costi di un’eventuale riduzione o restrizione dell’ipoteca. Di quali operazioni
si tratta? Quando il mutuatario ha estinto almeno un quinto del mutuo, ha diritto di chiedere una riduzione
proporzionale dell’ipoteca posta a garanzia. In pratica questo consente di liberare una parte dell’ipoteca e,
quindi, di chiedere un nuovo mutuo con garanzia ipotecaria di secondo grado. Costo dell’operazione: fino a
250 euro. In altri casi, se un singolo immobile non è sufficiente a garantite il mutuo richiesto, l’ipoteca
può essere estesa a un secondo immobile. Qualora, successivamente, si decidesse di vendere uno dei due
immobili, sarebbe necessario restringere l’ipoteca, con un esborso che può arrivare a 300 euro.
Dalle penali agli extra. E se l’atto dovesse saltare per cause determinate dal cliente? Si pagano 150 euro
(nel caso di Barclays). Altri 150 euro vanno versati alla banca per ottenere «il rilascio consenso alla
cancellazione dell’ipoteca», il che vuol dire che la banca non si avvale della cancellazione automatica
prevista dal decreto Bersani. «I 150 euro sono una sorta di rimborso spese per l’attività del funzionario che
deve recarsi dal notaio per presenziare all’atto notarile», spiegano i notai. Per la rinuncia o l’abbandono
della pratica di mutuo, Intesa Sanpaolo e Banca Sella applicano, invece, una penale dello 0,2% sull’importo
richiesto. Ma anche andando in filiale per chiedere i conteggi relativi al debito residuo ci si può ritrovare,
a seconda dei casi, con un addebito fino a 51 euro.
Fonte autorizzata: Milano Finanza
Interventi per il risparmio energetico in abitazioni date in locazione
Italia | Agenzia delle Entrate
La realizzazione di lavori agevolabili tramite la detrazione del 55% delle spese sostenute per interventi
volti al risparmio energetico in abitazioni date in locazione comporta la fruizione del beneficio in capo sia
al proprietario che all’affittuario, in proporzione alle spese sostenute da ciascuno.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 38/E del 23/06/2010, emanata a margine di un
incontro svoltosi recentemente con gli iscritti agli ordini dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili
sugli ultimi chiarimenti in merito alle novità di UNICO 2010.
In particolare il quesito posto all’Agenzia riguardava lavori di sostituzione di serramenti ed infissi presso
un’unità abitativa residenziale posseduta da due persone fisiche, nudo proprietario e usufruttuario, e locata
ad una terza persona fisica. Mediante un accordo tra il nudo proprietario e l’inquilino si è proceduto alla
sostituzione dei serramenti ripartendo il costo per il 70% a carico del nudo proprietario e per il 30% a
carico dell’inquilino.
L’Agenzia ha chiarito che in questo caso la detrazione spetta sia al nudo proprietario che all’inquilino per
l’ammontare di spesa effettivamente sostento da ciascuno, ovviamente nel rispetto delle condizioni previste
dalla legge: pagamento mediante bonifico bancario con identificazione del beneficiario della detrazione e del
bonifico, limite di spesa € 60.000, rispetto dei parametri tecnici dell’intervento.
La comunicazione all’ENEA può essere unica facendo riferimento all’unico intervento ed ai due beneficiari.