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DailyRe Agency - 29 Giugno 2010

Pubblicato mercoledì 30 giugno 2010

Notizie selezionate per voi dal quotidiano immobiliare DailyRe Agency
di Martedì 29-06-2010

L’economia vista dal ponte dell’autostrada

Guglielmo Pelliccioli | Italia

“Siamo fuori dalla recessione” ha annunciato, senza troppi sbandieramenti, Confindustria. Bene grazie, noi però lo sapevamo già da almeno un mese: bastava contare gli autotreni che percorrono la A4 da Brescia verso Milano. Da qualche settimana il loro numero è cresciuto considerevolmente e si mantiene assai elevato: ormai i Tir riempiono con un’unica colonna la prima corsia come ai bei tempi! Hanno tutti targa italiana e si muovono dal nord est puntando su Milano e il resto d’Italia. Volendo azzardare qualche ipotesi trasportano merci semilavorate o prodotti finiti; purtroppo nessun automezzo è carico di travi o strutture prefabbricate in cemento armato: segno che la crisi, per il settore dell’edilizia, non è ancora finita.

A riprova di questa percezione negativa c’è la quasi scomparsa dei furgoncini Iveco, che tornano nel tardo pomeriggio da Milano verso le valli orobiche, con il loro carico umano di assonnati muratori, piastrellisti e posatori. A Bergamo il quotidiano locale, d’accordo con gli agenti immobiliari, ogni mese presenta una rassegna di immobili residenziali immessi sul mercato a sconto, scelti tra quelli che hanno perso più valore negli ultimi mesi. La banche stanno ricominciando a lanciare nuovi mutui e a pubblicizzarli attraverso la stampa e le affissioni stradali. Certo è scomparso il mitico ‘Mutuo 120 per cento’ che una banca veneta promuoveva, con grande enfasi, due anni fa: ma è giusto così. Questi tre segnali, semplici e comprensibili da tutti, aiutano ad avere la percezione che qualcosa si sta muovendo nell’economia del paese. Ma ve ne sono altri se si sta attenti. Lungo il tracciato della stessa autostrada, la più importante d’Italia, tra Dalmine ed Agrate c’è una successione quasi ininterrotta di capannoni e fabbrichette: alcune sono deserte e abbandonate ma in molte, la stragrande maggioranza, i parcheggi esterni sono pieni di auto dei dipendenti. Evidentemente lì dentro si lavora e si produce. C’è un’Italia insomma che non ne vuol sapere di tirar giù il sipario e si inventa di tutto per sfangarla. Come in tempo di guerra quando mio zio, che fabbricava pentole in alluminio, a causa della crisi economica delle famiglie si inventò gli elmetti di questo materiale, ideali per le parate perché erano leggeri e costavano poco. Dopo il ‘45 ritornò alla sua produzione di padelle ma, nel frattempo, aveva salvato la sua fabbrica e il posto di lavoro ai suoi operai. Ad osservare bene le cose si ha la netta sensazione che l’economia reale viaggi per strade sue, diverse e forse divergenti, da quelle che i ‘grandi’ stanno prefigurando o immaginando. Secondo uno studio di Manpower, che verrà presentato oggi al Kilometro Rosso di Bergamo, tra le grandi imprese il 53,4 per cento si aspetta una crescita del giro d’affari nel 2010, tra le medie la percentuale di ottimisti è del 37,9 per cento mentre tra le piccole siamo al 41,5 per cento. Certo occorre prendere nota che i sindacalisti di Pomigliano sono diversi da quelli di Treviso perché, questi ultimi, ragionano in un’ottica di sistema in accordo con l’imprenditore e, per quanto possibile, con le pubbliche amministrazioni locali. Qui nel nord est, probabilmente, il direttore della banca lo si incontra ancora in piazza ed è un signore che ha un nome e un cognome. Questo è il vero federalismo che si gioca sul territorio e nelle scelte pratiche di tutti i giorni: uniti a fare squadra perché quello che va bene all’impresa è patrimonio comune e lo si difende a tutti i costi.

Ah, ultima considerazione ‘autostradale’: con i limiti di velocità a 130 le Porsche e le Jaguar viaggiano ormai stabilmente in seconda corsia procedendo insieme con le Fiat e le Opel. Ovviamente è una condizione imposta dal codice della strada ma si può interpretarla anche con una valenza simbolica. Il tutto visto dall’ osservatorio privilegiato del cavalcavia sulla A4 direzione per Milano!

Case al mare: tendenza -5% per i prezzi, ma non ovunque

Milano

Case al mare: tendenza -5%

I prezzi delle case vacanza al mare in Italia (secondo quanto riporta il Corriereconomia attingendo dagli uffici studi Gabetti, Tecnocasa, Ubh), segnano un calo medio del 5% annuo con tempi medi di vendita che si allungano a 12 mesi per immobili di scarsa qualità o località con eccesso di offerta. Le transazioni sono calte del 10% nell’ultimo anno. Tuttavia alcune località sono in controtendenza, come La Maddalena dove i prezzi sono saliti del 12,3% o Viareggio, +10,2%, e Sanremo, +9%.

Confedilizia: dal 1° luglio le nuove modalità di registrazione dei contratti di locazione

Roma | Confedilizia

Obbligatoria l’indicazione dei dati catastali dell’immobile. Sul sito della Confedilizia la nuova modulistica. Con l’approvazione della nuova modulistica da parte dell’Agenzia delle entrate, diventa operativo l’obbligo – previsto, con decorrenza 1° luglio, dal decreto-legge contenente la manovra economica – di indicare i dati catastali degli immobili nelle richieste di registrazione di contratti di locazione e affitto di beni immobili nonché delle relative cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite. Lo segnala la Confedilizia, precisando che in fase di attuazione del decreto l’Agenzia delle entrate ha esteso l’adempimento in questione anche ai contratti di comodato (estensione resasi necessaria – dice il provvedimento relativo – “per motivi di omogeneità e di razionalizzazione del sistema”). La nuova disposizione – precisa l’Organizzazione dei proprietari di casa – impone l’indicazione dei dati catastali nelle richieste di registrazione, nulla stabilendo con riferimento al contenuto dei contratti. Va ricordato, tuttavia, che i contratti di locazione tipo della Confedilizia (sia a uso abitativo sia a uso diverso dall’abitativo) contengono già – in applicazione di una specifica disposizione di legge (art. 8, terzo comma, del decreto-legge n. 333/’92, convertito dalla legge n. 359/’92) – uno spazio in cui riportare gli estremi catastali relativi all’unità immobiliare interessata. E analogo spazio contengono anche i contratti regolamentati (agevolato, transitorio, per studenti universitari) allegati al decreto ministeriale 30 dicembre 2002. La nuova modulistica dell’ Agenzia delle entrate – disponibile sul sito Internet della Confedilizia (www.confedilizia.it) – consiste:

  • nella nuova versione del “Modello 69 (Richiesta di registrazione)”, nell’ambito del quale è stato inserito il Quadro D, denominato “Dati degli immobili”, da utilizzarsi per la registrazione dei nuovi contratti;
  • nel nuovo Modello CDC, da utilizzarsi per la comunicazione dei dati catastali in caso di cessioni, risoluzioni e proroghe di contratti già in essere.

I nuovi modelli approvati – precisa la Confedilizia – riguardano l’adempimento “cartaceo”, presso gli uffici, degli obblighi di registrazione. Come noto, tuttavia, per la registrazione dei contratti di locazione (nonché delle relative cessioni, risoluzioni e proroghe) esiste anche una modalità telematica, obbligatoria per i possessori di oltre 100 immobili e facoltativa per tutti gli altri contribuenti. In relazione a tale modalità, l’Agenzia delle entrate ha quindi provveduto ad approvare le nuove “specifiche tecniche”, al fine di consentire l’inserimento dei dati catastali dell’immobile anche nel programma informatico da utilizzare per gli adempimenti di registrazione. La Confedilizia segnala inoltre che presso le proprie Associazioni territoriali è disponibile il “Servizio di visure catastali on-line”, attraverso il quale i proprietari interessati possono reperire tutte le informazioni catastali dell’immobile oggetto del contratto di locazione da inserire nelle richieste di registrazione: intestatario, foglio, particella, subalterno, classamento, rendita. Da sottolinearsi, infine, che la mancata o errata indicazione dei dati catastali nelle richieste di registrazione è punita con una sanzione che va da un minimo del 120% a un massimo del 240% dell’imposta di registro dovuta.

Quei costi nascosti

Mutui Non compaiono nel Taeg, ma le spese di gestione possono pesare anche 10 mila euro sul montante da rimborsare. Come evitarle | Italia, Milano Finanza

Forse non è giusto definirli occulti, perché sono invece indicati, voce per voce anche se magari in piccolo, nei prospetti informativi dei mutui. Ma di sicuro si tratta di costi di solito completamente ignorati al momento della scelta del mutuo. E non solo dai pigri che si accontentano della soluzione più comoda, ma persino dagli aspiranti mutuatari più avveduti, quelli che si informano, consultano, si aggiornano. Tutta colpa del fascino che esercitano, giustamente, i tassi molto competitivi. Che però talvolta nascondono una serie di spese accessorie non incluse nei vari Tan, Taeg o Isc, rispettivamente Tasso annuo nominale, Tasso annuo effettivo globale e Indice sintetico di costo, i parametri che riassumono il costo complessivo di un mutuo e lo rendono confrontabile con gli altri prodotti. Risultato: rischio brutte sorprese sotto il profilo delle spese che si dovranno sostenere prima e durante la vita del finanziamento, anche 10 mila euro su un mutuo di 130 mila euro a 25 anni tra costi di apertura e gestione della pratica. È quanto risulta da un’ indagine condotta da Milano Finanza su un campione rappresentativo delle banche operanti in Italia. Ecco allora tutte le spese da verificare analizzando i fogli informativi reperibili in filiale o scaricabili dal sito web delle banche.

I costi iniziali. Partendo da istruttoria e perizia dell’immobile, nel caso di un mutuo Unicredit si arrivano a spendere anche 1.500 euro. Cui vanno poi aggiunte le spese per l’assicurazione contro incendio & scoppio dell’immobile, obbligatoria per legge. In questo caso, il costo può variare da poche centinaia di euro (Deutsche Bank ne fa pagare 350) ai 1.750 chiesti dal Banco Popolare per un mutuo di analoghi importo e durata. È vero che il cliente, sulla carta, ha la possibilità di scegliere una qualsiasi compagnia per la sottoscrizione della polizza, ma spesso la banca erogante impone una polizza propria o di una compagnia convenzionata. Non solo: diversi istituti di credito hanno ormai adottato la politica di condizionare l’erogazione del mutuo alla sottoscrizione di un’ulteriore polizza assicurativa (vita o multi - rischi) che tuteli mutuatario e banca contro eventi avversi, da premorienza e grave invalidità alla perdita del lavoro, tali da compromettere la capacità di rimborso del debito. Il costo può variare sensibilmente e, non di rado, è calcolato in rapporto all’entità del finanziamento, con percentuali che possono oscillare tra l’1,5 e il 5% dell’erogato. Il che, per l’esempio considerato, equivale a una cifra tra 2.000 e 6.500 euro. Non tutte le banche per fortuna applicano questi costi. Nel caso per esempio di CheBanca!, Ing Direct e Webank (le ultime due sono banche online) i costi di perizia e istruttoria sono nulli e la banca si accolla anche le spese per la polizza obbligatoria di incendio e scoppio. Quando il Taeg non basta. Il problema dei costi nascosti non è facilmente aggirabile neppure facendo riferimento al Taeg che, secondo le disposizioni della Banca d’Italia, dovrebbe indicare il costo complessivo del finanziamento, comprensivo di istruttoria, apertura e chiusura pratica, oneri di incasso rata e spese di assicurazione anche se «imposte dal creditore e intese ad assicurare il rimborso totale o parziale del credito». La banca non è infatti tenuta a considerare la voce polizza vita nel calcolo del Taeg, perché si tratta di una polizza facoltativa, almeno sulla carta. Analogamente, se la perizia è effettuata da un tecnico esterno alla banca, in molti casi la sua parcella non è inclusa nell’indicatore sintetico di costo. Stesso ragionamento per la polizza incendio & scoppio: «Dato che il mutuatario non è obbligato, formalmente, a sottoscriverla con la banca erogante, le spese inerenti possono essere escluse dal calcolo del Taeg», spiega Roberto Anedda, vicepresidente del broker MutuiOnline. «È ovviamente un’assurdità». Vanno poi considerate le commissioni di incasso rata: nella maggior parte dei casi sono nulle, ma nel caso del Banco Popolare possono costare fino a 5,75 euro al mese se il pagamento avviene per cassa anziché con addebito automatico, il che vuol dire 1.725 euro nell’arco di 25 anni. In altri casi, per esempio Barclays, alle spese di incasso rata sono state sostituite dalle «spese di gestione pratica», pari a 5 euro al mese, che in 25 anni diventano 1.500 euro (costi compresi nel Taeg insieme alle spese di perfezionamento pratica e a quelle per l’intervento del procuratore, in sede di stipula, pari a 110 euro).

Tra le spese vanno ricordate poi quelle di comunicazione: tra certificazione interessi, rendiconto e comunicazioni varie si spendono fino a 15,5 euro all’anno. Tra gli oneri connessi alla gestione della pratica, rimangono invece da considerare i costi legati alla rinnovazione dell’ipoteca: l’iscrizione della garanzia, infatti, mantiene i propri effetti per un periodo di 20 anni, trascorsi i quali l’ipoteca si prescrive. Se il mutuo ha una durata maggiore, come nel caso considerato, la banca ha la facoltà di rinnovare l’ipoteca, scaricando sul mutuatario le relative spese amministrative, che variano da zero (CheBanca!, Ing Direct) ai 258,23 (più spese notarili) chiesti da Barclays. Ma a questo proposito il Consiglio Nazionale del Notariato fa sapere che «i costi notarili non esistono per la rinnovazione, perché se ne occupa direttamente la banca».

Occhio all’ipoteca. Ma l’ipoteca può incidere sulle spese complessive anche in modo indiretto. «La parcella del notaio viene calcolata in funzione di una serie di parametri. Uno di questi è proprio il valore dell’ ipoteca iscritta a garanzia dell’immobile», ricorda Anedda. Anche su questo fronte, si possono riscontrare delle disparità: se circa metà degli istituti di credito analizzati chiede un’ipoteca pari al 150% dell’ importo finanziato, l’altra metà pretende una garanzia del 200%. Una differenza che, alla fine, si traduce anche in un maggior esborso: «nel caso in questione, secondo le tariffe previste dal Ministero della Giustizia, può incidere al massimo per 150-200 euro», fa sapere il Consiglio Nazionale del Notariato, «ma spesso lo stesso notaio tende ad annullare questa differenza». Restano, poi, le spese per eventuali accolli, (si paga fino a 361 euro), e i costi di un’eventuale riduzione o restrizione dell’ipoteca. Di quali operazioni si tratta? Quando il mutuatario ha estinto almeno un quinto del mutuo, ha diritto di chiedere una riduzione proporzionale dell’ipoteca posta a garanzia. In pratica questo consente di liberare una parte dell’ipoteca e, quindi, di chiedere un nuovo mutuo con garanzia ipotecaria di secondo grado. Costo dell’operazione: fino a 250 euro. In altri casi, se un singolo immobile non è sufficiente a garantite il mutuo richiesto, l’ipoteca può essere estesa a un secondo immobile. Qualora, successivamente, si decidesse di vendere uno dei due immobili, sarebbe necessario restringere l’ipoteca, con un esborso che può arrivare a 300 euro.

Dalle penali agli extra. E se l’atto dovesse saltare per cause determinate dal cliente? Si pagano 150 euro (nel caso di Barclays). Altri 150 euro vanno versati alla banca per ottenere «il rilascio consenso alla cancellazione dell’ipoteca», il che vuol dire che la banca non si avvale della cancellazione automatica prevista dal decreto Bersani. «I 150 euro sono una sorta di rimborso spese per l’attività del funzionario che deve recarsi dal notaio per presenziare all’atto notarile», spiegano i notai. Per la rinuncia o l’abbandono della pratica di mutuo, Intesa Sanpaolo e Banca Sella applicano, invece, una penale dello 0,2% sull’importo richiesto. Ma anche andando in filiale per chiedere i conteggi relativi al debito residuo ci si può ritrovare, a seconda dei casi, con un addebito fino a 51 euro.
Fonte autorizzata: Milano Finanza

Interventi per il risparmio energetico in abitazioni date in locazione

Italia | Agenzia delle Entrate

Interventi per il risparmio energetico in abitazioni date in locazione

La realizzazione di lavori agevolabili tramite la detrazione del 55% delle spese sostenute per interventi volti al risparmio energetico in abitazioni date in locazione comporta la fruizione del beneficio in capo sia al proprietario che all’affittuario, in proporzione alle spese sostenute da ciascuno.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 38/E del 23/06/2010, emanata a margine di un incontro svoltosi recentemente con gli iscritti agli ordini dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili sugli ultimi chiarimenti in merito alle novità di UNICO 2010.

In particolare il quesito posto all’Agenzia riguardava lavori di sostituzione di serramenti ed infissi presso un’unità abitativa residenziale posseduta da due persone fisiche, nudo proprietario e usufruttuario, e locata ad una terza persona fisica. Mediante un accordo tra il nudo proprietario e l’inquilino si è proceduto alla sostituzione dei serramenti ripartendo il costo per il 70% a carico del nudo proprietario e per il 30% a carico dell’inquilino.

L’Agenzia ha chiarito che in questo caso la detrazione spetta sia al nudo proprietario che all’inquilino per l’ammontare di spesa effettivamente sostento da ciascuno, ovviamente nel rispetto delle condizioni previste dalla legge: pagamento mediante bonifico bancario con identificazione del beneficiario della detrazione e del bonifico, limite di spesa € 60.000, rispetto dei parametri tecnici dell’intervento.

La comunicazione all’ENEA può essere unica facendo riferimento all’unico intervento ed ai due beneficiari.

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